L’archeologia industriale della città

Il viaggio nel recente passato dell’archeologia industriale può cominciare dall’imponente complesso della miniera di Monteponi e galleria Villamarina, situati nell’immediata periferia d’Iglesias, raggiungibili dalla SS 126. Una strada interna affiancando alcune costruzioni conduce al piazzale dove si apre l’ingresso alla miniera. Dell’impianto originario restano edifici industriali di grande interesse storico e architettonico. I più importanti il Palazzo Bellavista, il Pozzo Vittorio Emanuele e il Pozzo Sella. Da non perdere l’affresco “La miniera” (1950), realizzato da Aligi Sassu nella foresteria.

La galleria Villamarina fu intitolata al viceré del Regno di Sardegna Marchese di Villamarina. Scavata a quota 174 m slm, è dotata di due imbocchi distanti tra loro circa 70 metri, battezzati Asilo e Suore. La galleria mineraria incontra i pozzi più importanti della Miniera di Monteponi: il Pozzo Vittorio Emanuele, scavato nel 1863, adibito alla discesa e alla risalita dei minatori e del minerale ed il Pozzo Sella, del 1874, dedicato al parlamentare Quintino Sella, che ospitava delle grandi pompe per l’eduzione delle acque sotterranee.

Lungo la SS 126 seguendo le indicazioni per Carbonia-S.Antioco, dopo poche centinaia di metri ci appare lo scenario delle “montagne rosse di Monteponi”, cumuli di scorie di zinco prodotte negli anni dalle miniere di Monteponi, che si progetta di conservare tramite un sistema di irrigazione che dovrebbe impedire alle polveri di sollevarsi.

Ancora lungo la SS 126 per Carbonia-S.Antioco, si giunge alla Gallerie del Monte San Giovanni, di fronte all’ex villaggio minerario di Bindua, tra i comuni d’Iglesias e Gonnesa. Un breve percorso col trenino elettrico, un ascensore e una scala a chiocciola, conducono alla grotta di Santa Barbara, protettrice dei minatori. Il geode, ritenuto tra i più antichi in Europa, fu scoperto durante dei lavori di perforazione nel 1952 e, per la sua magnificenza, diede all’involontario scopritore l’impressione di trovarsi in una fiabesca cattedrale. All’interno si alternano enormi stalattiti e stalagmiti, colonne, sculture di calcite candida, localmente ricoperte da concrezioni di aragonite. A dare carattere di unicità alla grotta sono, però, i cristalli di barite tabulare scuro che ricoprono le pareti con una composizione a nido d’ape.

Per giungere ai villaggi abbandonati di Seddas Moddizzis e Sa Macchina Beccia, da Iglesias si segue la direzione Carbonia, si passa sotto al cavalcavia della SS 126, si imbocca uno sterrato a sinistra e si sale fino a un bivio. A destra si discende verso il villaggio fantasma di Seddas Moddizzis (Sella del Lentisco), costruito all’inizio del secolo per i dipendenti della miniera: al suo interno una chiesetta, lo spaccio, le case degli operai la sontuosa residenza degli Asproni. Tornando al bivio e prendendo l’altra direzione si va verso la miniera di San Giorgio, superbamente caratterizza dal Pozzo di Santa Barbara, chiamato dai Sardi Sa Macchina Beccia, realizzato nel 1870 in forma di piccolo castello. Un esempio della fortuna incontrata dallo stile neomedievale negli edifici legati all’industria mineraria.

Deviando dalla SS 126 verso Funtanamare si arriva alla miniera piombo-zincifera di Nebida dove si erge imponente la Laveria Lamarmora, con le sue arcate a cielo aperto. L’impianto era considerato agli inizi del secolo all’avanguardia nel processo di separazione del minerale puro dalla roccia. Nei primi anni del 1990 la Laveria subì un restyling da parte della Soprintendenza ai Monumenti di Cagliari; in quell’occasione furono fabbricati i 430 gradini che la collegano alla passeggiata in riva al mare.
Proseguendo in leggera discesa lungo la strada asfaltata arriviamo a Masua e alla locale miniera. Siamo a 141 sul livello del mare. Poco oltre si trova Porto Flavia, un gioiello di ingegneria unico al mondo, costruito nel 1924 da Cesare Vecelli, che lo intitolò alla sua bimba Flavia.

Per risolvere definitivamente il problema di carico dei barconi a vela (bilancelle), che trasportavano i minerali a Carloforte per il trasferimento sui piroscafi, fu ideato un sistema d’imbarco diretto del minerale dalla zona mineraria alle navi. Si scavò una galleria con un binario dove scorrevano vagoncini dai quali si scaricava il minerale dentro dei silos; da questi, tramite un apposito sistema di convogliamento, il minerale defluiva su una serie di nastri trasportatori che lo trasferivano direttamente nella stiva delle navi di carico.

Dirigendosi verso nord sulla SS 126 che da Iglesias va verso Fluminimaggiore, prima della frazione Sant’Angelo, a 5 km dalla città, un bivio a destra porta alla frazione mineraria di San Benedetto. Da segnalare una bella chiesetta e la palazzina della direzione recante un fregio con le iniziali della Vieille Montagne, la società di gestione dell’impianto. Da San Benedetto, circa 12 km di strada sterrata verso nord, consentono di raggiungere la miniera di Arenas-Tinì, superando la miniera piombo-zincifera di Malacalzetta.

Da visitare:

Porto Flavia

Il sito minerario è situato lungo la costa sud-occidentale della Sardegna, presso la località di Masua (Iglesias). Porto Flavia, che ...
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Grotta di Santa Barbara

Scoperta nel 1952, alcuni studiosi la collocano nel Siluriano, tra 444 e 416 milioni di anni fa. Il percorso dura ...
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