L’edificio si trova all’interno del centro storico, nella piazza Manzoni, a ridosso della cinta muraria aragonese in prossimità dell’antica porta denominata “Porta Nuova”.
Originariamente dedicata a San Saturno, come risulta nel Breve di Villa di Chiesa, è stato successivamente intitolato a Santa Chiara, per avere il nome attuale solo a partire dal XVII secolo.

Non si può precisare la data di edificazione della chiesa, in quanto non esistono testimonianze sull’impianto gotico ascrivibile alla fine del XIII secolo ma profondamente rimaneggiato nel ‘ 700.

La chiesa ha pianta mononavata, con piccole cappelle laterali e copertura con spioventi in legno. Cinque archi a sesto acuto in trachite rossa dividono le campate. Alcune cappelle sono state ricavate nelle spesse murature perimetrali ma la sola accessibile e dotata di altare marmoreo è l’u ltima a sinistra prima del presbiterio. Sul presbiterio, rialzato rispetto all’aula, è impostato un tamburo ottagonale che funge da elemento di raccordo con la cupola rinascimentale.

All’ingresso sul lato sinistro, si nota una grata che serviva per la comunione delle monache. Tale particolare rivela l’antica presenza del Monastero delle Clarisse, fondato nel 1620 dal canonico Cannavera, come attesta anche l’iscrizione che sormonta il portale di ingresso.

La facciata di fabbrica gotica, l’attuale terminale è però in forme tardobarocche, è divisa in due ordini da una teoria di archetti dalla ghiera semicircolare: l’ordine inferiore è tripartito da lesene semiesagonali nella cui parte centrale è il portale, sormontato da un architrave ornato e da un arco di scarico semicircolare che porta all’interno una lapide del 1620. superiore conserva solo una monofora ad arco acuto in asse col portale. La sommità della facciata è piana e accoglie un campanile a vela rinascimentale.

La chiesa attualmente è gestita dai Cappuccini, che abitano nel convento addossato sul lato destro dell’edificio

Il corredo della Vergine

È custodito presso la chiesa il tesoro della Vergine. Opera di orafi cagliaritani del tardo seicento e del settecento, raccoglie gioielli in oro e argento filigranato, arricchite da perle, quarzi, cammei o cristalli di vari colori. Il pezzo più importante è un pettorale in oro traforato e cesellato con cristalli bianchi con decorazioni a fogliame di matrice spagnola. Pare si tratti di un ex voto della cittadinanza in occasione di un’invasione di cavallette.

Di pregiata fattura i bei pendenti in oro, a fiocco e a cuore, ornati da cristalli, granati, cammei, e i clavos con lavorazione a rosetta o stellati. In oro filigranato il prezioso diadema dal gusto floreale tipico dell’ arte orafa siciliana e napoletana, mentre è in filigrana d’argento e pietre policrome, la corona, ornamento destinato alla statua della Vergine dormiente.