Visit Iglesias - Chiesa di San Domenico

Chiesa di San Domenico

La costruzione di questo edificio fu patrocinata nei primi anni del secolo XVII dal vescovo di Alghero Nicolò Canavera, nativo di Iglesias, che volle apporre il suo stemma episcopale al centro dell'architrave del portale. Grazie ad un lascito, disposto nel 1613, dal canonico Melchiorre Fença Canavera, venne annesso alla chiesa un convento di frati domenicani che, accettando le condizioni del lascito, si impegnavano a impartire gratuitamente l'istruzione ai bambini poveri. I domenicani continuarono ad ufficiare la chiesa fino a quando, a seguito della soppressione degli
ordini religiosi, questa passò prima all'amministrazione statale del Fondo per il culto per essere poi, da questa, ceduta al Comune di Iglesias, in modo definitivo, il 22 febbraio 1885. L'edificio, nel suo evidente aspetto tardo gotico, rappresenta una testimonianza di quella fase artistica di revival stilistico che caratterizza un certo tipo di committenza artistica sarda sul finire del Cinquecento e l'inizio del Seicento. La facciata presenta un portale inquadrato da colonne corinzie ed architrave, sormontato da un arco trilobato in cui si apre una piccola finestra; ai lati altre due colonnine sostengono un piccolo timpano. Il modello ispiratore è il portale gotico del transetto sinistro del duomo di Cagliari e riproposto poi nel portale principale della chiesa di san Leonardo a Serramanna.

Il prospetto del san Domenico, a terminale piano con merlatura a denti di sega, rimanda, invece, a edifici coevi del meridione dell'isola; edifici a loro volta impostati su modelli provenienti dal meridione della penisola Iberica e più precisamente dalla chiesa di San Giorgio di Plobet (Catalogna). L’interno ha pianta ad aula mononavata, divisa in quattro campate da archi a sesto acuto impostati su semi pilastri realizzati
in conci di trachite. A destra dell'ingresso è posta la pila per l'acqua santa. Si tratta di un manufatto realizzato nel 1611 in marmo bianco e recante lo stemma del vescovo Canavera. Sulle pareti della navata vennero collocate diverse lastre tombali che in origine risultavano inserite nella pavimentazione. La prima a destra è del canonico Francesco Fontana, morto nel 1801, la seconda reca il settecentesco epitaffio del canonico
Benedetto Apostoli il cui ritratto è scolpito in alto rilievo sul marmo. La terza lastra tombale è del vescovo Nicolò Canavera (morto il 13 luglio 1613). L'ultima epigrafe si trova nella parete sinistra; è di Giovanni Battista Cogoti e risale al 1772.

Ai lati dell'aula si aprono quattro cappelle laterali, due per lato. Queste hanno copertura con volta a botte, tranne la seconda a sinistra, quella dedicata oggi all'Assunta, ma anticamente alla Madonna del Rosario, coperta con cupola a padiglione. In questa cappella, eretta nel 1641 per iniziativa della Confraternita del Rosario quando era conservatore della stessa Giacomo Covardo, si riuniva questo pio solidizio almeno fino a quando, nel 1699 il rettore della chiesa padre Nicolò Cani (futuro vescovo di Bosa), cedette ai confratelli una casa addossata al lato destro della chiesa al fine di adibirla a Oratorio del Rosario. La prima cappella a sinistra, originariamente dedicata a san Domenico, presenta un altare in marmo sul cui fronte è scolpito il santo fondatore dell'Ordine. Sulla parete si aprono tre nicchie che ospitano altrettanti simulcri, al centro la Vergine della Difesa, a destra san Biagio e a sinistra sant'Anna. Le cappelle del lato destro furono realizzate tra il 1910 e il  1926. La prima, entrando, venne dedicata a san Luigi Gonzaga (ora ospita un crocifisso e in una nicchia laterale il seicentesco simulcro legneo policromo di san Vincenzo Ferrer) mentre la successiva cappella, realizzata a foggia di grotta è dedicata alla Madonna di Lourdes.

Da rilevare in questa chiesa l'assenza del presbiterio, che fu completamente demolito per consentire l’apertura al traffico della retrostante via Eleonora. L’arco d’accesso al presbiterio venne così inglobato nella nuova parete di fondo in cui si collocò tra la fine dell'Ottocento e gli inizi del Novecento l'attuale altare nella cui nicchia centrale si trova il simulacro di san Domenico. Nel sottarco dell'arco trionfale, scandito da formelle rettangolari, sono scolpiti motivi decorativi rinascimentali del tutto simili a quelli dell'arco d'accesso al presbiterio di un'altra chiesa cittadina, quella dedicata alla Vergine delle Grazie. Si segnala inoltre la presenza di un interessante lavabo realizzato in pietra scolpita e situato nell'annessa sagrestia. Il lavabo ha bordo lobato ornato all'esterno, oltre che da un'approssimativa rosetta, anche da altrettanto approssimative immagini di animali acquatici. Il sostegno della piccola vasca è poggiato su una base abbastanza ampia, occupata quasi per intero dall'immagine di un demone dalle ampie ali, sul quale è inevitabile posare i piedi per usare dell'acqua che si raccoglie nel lavabo e così questo semplice gesto viene volutamente caricato di valenze simboliche. Sempre nella sagrestia si conserva una tela riconducibile al finire del secolo XVI e agli inizi del successivo e raffigurante la Santissima Trinità.

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