Visit Iglesias - Chiesa San Francesco

Chiesa San Francesco

La presenza dei frati minori è testimoniata ad Iglesias dal 1324, ma si dovrà attendere il 1328 per avere le prime attestazione dell'esistenza in città di un vero e proprio loro convento. Anche in quel contesto non si ha però menzione di una chiesa dedicata al Santo di Assisi per quanto sia lecito ritenere che annesso ad un primo convento vi dovesse essere anche un edificio di culto. Di questa chiesa originaria, presumibilmente di
dimensioni più contenute rispetto a quella giunta fino a noi, persistono alcuni resti identificabili con i vani finestrati che si aprivano sulle pareti della navata. Si è recentemente cercato di ricondurre anche alla primitiva fabbrica un plinto di colonna rinvenuto in seguito a recenti lavori di restauro e che ha fatto supporre una struttura iniziale dell'edificio di tipo romanico e pianta basilicale. L'ipotesi, per quanto affascinante, non trova corrispondenza nei fatti perché quell'interessante manufatto altro non è che il supporto e parte di una colonna su cui poggiava il pulpito collocato proprio in quel sito e cioè tra la quarta e la quinta cappella sul lato destro. L'edificio attuale, frutto di un totale rifacimento iniziato sul finire del Quattrocento e protrattosi fino agli ultimi anni del secolo XVI, risponde completamente ai canoni dell'architettura tardogotica catalana.
Nella semplice facciata si apre un portale archiacuto tipico degli edifici sardi di ispirazione catalana. In linea con esso un rosone racchiuso da cornici
modanate e più in alto una mensola su cui poggia una graziosa scultura in marmo che rappresenta la Vergine incinta. Altri due oculi laterali completano la decorazione del prospetto.

L'interno si presenta scandito in campate da archi trasversali poggianti su semi pilastri in conci di trachite sagomati. Sui capitelli di quest'ultimi insistono scudi che, uguali specularmente, recano stemmi e iscrizioni. La prima coppia di scudi, quella posta sui semipilastri dell'ultima campata in direzione del presbiterio, reca uno stemma inquartato; nei quarti primo e quarto di questo scudo si vede un ramo traverso e nel secondo e terzo una mano che stringe un albero diradicato. Ai lati dello scudo, nella parte bassa del capitello sono incise le prime due cifre dell'anno 1584 che si
completa nel capitello di fronte, sotto un altro scudo che porta la medesima figura. Nei capitelli del secondo e terzo pilastro sono scolpiti scudi con lo stemma della municipalità iglesiente in epoca aragonese e spagnola. Sul capitello del quarto pilastro appare sia a destra che a sinistra lo stemma dell'ordine francescano: due braccia incrociate. Lo scudo successivo, sul quinto capitello, reca l'iscrizione O.P.A. (opera) e la data 1558.
Nella prima campata addossata alla controfacciata insiste la cantoria sorretta da arco a sesto ribassato, anch'esso tipico dell'architettura isolana coeva e chiusa da un alto parapetto suddiviso in 8 scomparti decorati a traforo. Il presbiterio in origine alquanto sopraelevato nei confronti dell'aula, venne realizzato come si evince dalla lapide posta alla sua sinistra nel 1523. Aperto da un arco ogivale a fasce bicrome si caratterizza per la sua volta semipoligonale che si raccorda al centro nella chiave di volta in cui è scolpito il crocifisso doloroso. Sull'aula mononavata coperta
da una travatura lignea a spioventi, tra i semipilastri si aprono sette cappelle per lato. Questi ambienti, per quanto quasi tutti riconducibili alla comune matrice tardo gotica di derivazione catalana, risultano tra loro non conformi per ampiezza e per esecuzione. Costruiti in momenti diversi essi si legano all'iniziativa privata riconducibile ad alcune famiglie iglesienti che vollero erigere queste cappelle a luogo delle proprie sepolture.

La quinta cappella di sinistra, entrando, voltata a crociera e con chiave decorata dall'iscrizione del monogramma cristologico JHS ospita un altare marmoreo eseguito su progetto dell'architetto Gariazzo nel 1931 e comprendente un mosaico in cui è raffigurata santa Barbara. La sesta cappella presenta un altare (collocato nel 1939) e una piccola monofora entrambi eseguiti su disegno dell'architetto Gina Baldacchini che realizzò gli affreschi che ornano le pareti della cappella. Nel 1938 venne anche collocata sull'altare una pala pittorica raffigurante l'Immacolata. L'opera fu
realizzata da Antonio Cianci. Per quanto riguarda le cappelle del lato sinistro la serie si apre con quella che immette in un vano più ampio e di realizzazione tardo seicentesca. Questo ambiente con cupola venne realizzato dall'architetto di origine ligure Domenico Spotorno come cappella dedicata al culto di sant'Antonio da Padova. Oggi ospita il retablo del Mainas. Tra le altre cappelle del lato sinistro si segnala la quarta in cui si trova attualmente collocato un organo a canne realizzato a cavallo tra Sei e Settecento e proveniente dalla chiesa sassarese di santa Maria di Betlem. La quinta cappella, dedicata al ricordo dei caduti nella guerra del 1915- 18 e il cui nome è eternato dalle lapidi apposte alle pareti, ospita un grande crocifisso in bronzo opera dello scultore sassarese Tilocca. Il crocifisso e l'altare in pietra della cappella furono inaugurati il 4 novembre 1951. Qui è anche collocata la pietra tombale del primo camerlengo catalano di Villa di Chiesa, Guglielmo de Rivo morto nel 1328. La lastra sepolcrale venne rinvenuta durante alcuni lavori di restauro nel chiostro annesso al convento, nella parte dello stesso che ora è di proprietà comunale. Sempre in questa cappella, voltata con crociera nervata, si trova anche una statua in terracotta che raffigura un frate seduto e meditabondo. Si tratta di un pregevole manufatto riconducibile probabilmente al secolo XV.

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